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Pretty Prizes
Psychopathic Romantics
 
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A tre anni di distanza da “Altered education” del 2007, la band italo-americana dei Psychopathic Romantics, proveniente da Caserta, torna con un nuovo lavoro, “Pretty Prizes”. Con questo nuovo album, che è una conferma, la band di Mario “Dust” La Porta, Vincenzo Giambattista Tancredi, Augusto De Cesare e da Filippo Jr. Santoiemma si conferma come una delle realtà potenzialmente più esplosive del nostro Paese.

La opening-track “What Did You Leave For Us?” è giusto un assaggio, un’introduzione. Si continua con “Democracy’s Pill” un pezzo molto semplice inizialmente che poi si trasforma in un’ondata di rabbia contro questa democrazia che non esiste in Italia. “Transparent Smiles” è una ballata lenta che alterna cambi di ritmo verso motivi più allegri e armonici, poi più rock, per ritornare sempre verso la dolce ballata. Si prosegue con “The definition of life” che è semplicemente un intermezzo che introduce la “Free Barabbas” che come i pezzi precedenti propone un suono che cambia totalemente e più volte anche all’interno della stessa canzone. Molto dark e cupa è “Silent Venom”, diversa dalla seguente “Ant Farm” che ritorna sulla linea conduttrice di tutto l’album. Molto dolce, quasi sussurata, è “F.”, poche parole che racchiudono il senso della vita di Fedi. Anche qui però il suono melodico si distorce via via e diventa più grezzo per poi ricompattarsi nuovamente. “Mother Nature Latest's Madness” è un pezzo particolare, alterna parti di rock con altri in cui la voce sembra quasi recita su un ritmo sostenuto di batteria. “21” è invece una canzone solo strumentale. Closing-track è “I Came Here” che riprende la stessa bellissima melodia di “Democracy’s Pill” per un congedo molto dolce.

Quasi sempre oggi, e soprattutto nella musica, si suole racchiudere tutto all’interno di etichette, di generi, di categorie. Forse perché ciò che sta fuori ci disorienta. “Pretty prizes” sta fuori. Per quanto possa provarci, mi viene molto difficile classificarlo. Per la varietà di generi che include, spesso all’interno di uno stesso pezzo. Per la varietà di strumenti e suoni che riesce a trasmettere. È un lavoro particolare e molto ben fatto. Di queste ben oggi se ne vedono poche, perchè troppo spesso si va incontro al gusto del pubblico. I Psychopathic Romantics invece hanno creato il loro disco, quello che hanno sentito di voler creare. E sono questi i casi in cui si raccolgono i frutti migliori.

Diego Bonomo
 
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